|
|
|
Per Una Repubblica Laica E Democratica In Iran Dopo un secolo di incessante travaglio per passare dalla dittatura alla democrazia, dal tradizionalismo alla modernità, il nostro popolo entra in una nuova e originale fase per la realizzazione dei propri obiettivi. L'esperienza vissuta di 24 anni di governo teocratico in Iran, ma anche la costante aspirazione alla libertà e l'evoluzione della cultura politica, hanno creato i presupposti per la formazione e la crescita di istituzioni, movimenti e organizzazioni politiche. Gli avvenimenti di questi ultimi sei anni, spesso caratterizzati da un'aspra critica nei confronti del regime vigente attraverso manifestazioni di protesta o con l'esercizio del voto, hanno spinto vasti ceti sociali alla lotta per la democrazia con la volontà di unirsi e autogestirsi. I movimenti delle donne, dei giovani e degli studenti svolgono un ruolo fondamentale in questa battaglia per la libertà e la democrazia in Iran. Il movimento riformista del "2 Khordad", nato all'indomani dell'elezione del presidente Mohammad Khatami, pur avendo messo a nudo le contraddizioni della corrente Costituzione islamica e isolato le fazioni più retrive e più repressive del regime, non è stato tuttavia in grado di garantire i diritti fondamentali e le libertà individuali e sociali della popolazione. Tra i motivi che hanno determinato l'insuccesso dei riformisti ha avuto certamente un peso particolare nel perpetuare la dittatura la resistenza dei centri di potere assoluto, ma non vanno sottovalutati neppure i limiti del programma politico degli stessi riformisti, le contraddizioni della loro azione svolta esclusivamente nel contesto dei meandri contraddittori della Costituzione e, in fine, la sottovalutazione delle capacità della società civile. Tale esperienza dimostra che le riforme basate unicamente sul compromesso tra il Parlamento e il potere Esecutivo non offre alcun esito se non è appoggiato dalle forze popolari e, innanzitutto, da una revisione sostanziale della Costituzione. La Repubblica Islamica, con la sua Costituzione e le sue strutture politiche basate sulla identificazione dello Stato con la religione e sulla discriminazione tra i cittadini, non può partorire leggi democratiche e moderne utili ai rapporti sociali. La "Welayate Faghih", la Guida della suprema autorità religiosa, e le strutture ad essa legate, costituiscono oggi il maggiore impedimento alla democrazia, alla stabilità e allo sviluppo del paese. La loro opposizione al voto popolare e al movimento riformista provoca una costante contrapposizione tra le opposte correnti e fazioni, il disaccordo tra le istituzioni e la disaffezione della popolazione dalla politica, e demolisce allo stesso tempo la legittimità del regime. L'oppressione perpetua, la violazione dei diritti, la diffusione della povertà e della corruzione trascinano intanto il paese in una profonda crisi sociale e politica. Anche nei suoi rapporti internazionali, la Repubblica Islamica iraniana, non solo non garantisce gli interessi nazionali, ma mina pericolosamente la sicurezza e l'integrità territoriale del paese. In queste circostanze, l'unità e il coordinamento tra personalità e forze che si battono per la libertà e per la creazione di un vasto movimento democratico possono costringere gli oppressori a cedere alle legittime aspettative del popolo. Un primo passo per raggiungere questo obiettivo è l'unità dei Repubblicani, che percorrono la via non violenta del cambiamento e che offrono un chiaro programma politico vincolato alla mobilitazione delle masse popolari. Ma, l'unità delle forze Repubblicane laiche non si ottiene unicamente con la presentazione di un "programma" e con la lotta politica: è necessaria l'acquisizione di una cultura democratica, la creazione di istituzioni civili e di legami tra la politica e gli interessi dei vari ceti sociali. L'estensione e il rafforzamento della cultura democratica e la fondazione di istituzioni civili sono determinanti per erodere le fondamenta della dittatura e per porre le forze che sostengono la democrazia in una posizione di forza. Noi firmatari del presente "Manifesto - Appello", di varia provenienza e formazione politica, portatori di valori come il dialogo, la tolleranza, il governo delle leggi e la conciliazione nazionale - in altre parole, fautori della coesistenza tra tutte le tendenze politiche in condizioni democratiche - pubblichiamo il presente documento e lo sottoponiamo all'analisi e al confronto di tutti, all'interno e all'esterno dell'Iran, con l'obiettivo di verificare, ratificare e completare il nostro Manifesto e la sua linea politica, necessari per la definizione chiara dei compiti e per il coordinamento delle future azioni. Ecco le posizioni dei democratici per una repubblica laica in Iran:
Ci adoperiamo perché il processo di coordinamento dell'unità d'azione dei Repubblicani laici prosegua democraticamente. Le proposte migliorative e complementari che ci perverranno saranno discusse ed approfondite in una prossima assemblea, dove si deciderà il testo definitivo del presente Manifesto-appello e i successivi passi da intraprendere. 15/5/2003 For the list of signatures to the platform click here.
|
Contact us at:Jomhouri- DC (EJI)P. O. Box 813 Herndon, VA 20172 USAFax: (1) 703- 991- 3059Or in Europe:P.O. Box. 94638, 1090 GP Amsterdam, HollandFax: (31)-20-774 66 03
Send mail to international@jomhouri.com with
questions or comments about this web site.
|